
Così dedico parecchie ore delle mie serate a sognare e pianificare un giro in altopiano: con l’aiuto del computer, leggo la mappa per la stesura del percorso riducendo all’osso i trasferimenti su asfalto, rifornimenti e soste. Studiando attentamente già mi immagino i vari sentieri, il bosco, le pendenze e quel profumo buonissimo della corteccia.

Deciso il giorno e preso ferie, un po’ alla volta mentre passavo per il garage preparavo la moto, senza darlo a vedere alla mia dolce metà: lubrificavo la catena, preparavo gli stivali, le protezioni, la cartina, il marsupio e lo zaino con alcuni utensili e ricambi.
Purtroppo nessuno del Motobruco si aggiunge all’uscita e fare il giro da solo non è sempre il massimo per questioni di sicurezza: mi rassicuro e consolo con la frase "così sarai più prudente".










Trasferimento relax per alcuni km, fino a prendere una stradina che poi risulta essere chiusa dal filo spinato: potrei entrare ma vedo in lontananza alcuni cani legati… ergo "chissà dov’è nascosto il padrone… mmmm meglio tagliare questa parte", così arrivo a campo Mulo per la solita strada.

Inizia ora quello che già temevo essere (leggendo la mappa) il tratto più isolato e sperduto. Ero titubante già nella stesura del percorso, se inserirlo o meno, ma un totale di 14 km di sterro erano imperdibili.


Ricordo ancora quando da bambino ogni due settimane salivo in Val Maron per sciare con la mia famiglia. Quanta attesa ai cancelli per prendere il gancio e che risalita lunghissima per arrivare sul Lisser e poi scendere giù in men che non si dica!

Il tempo a mia disposizione stringe, leggo la mappa (sempre bella in vista grazie al mio accrocchio) e rinuncio a quello che poteva essere la parte più interessante, con altri 30 km off-road: è il momento di rientrare.
Grazie all’avventura e alla meta raggiunta, mi sento un po’ più forte e sicuro, così arrivato al bivio di Campo Cavallo riprendo la "sterrata del secolo" e adesso non ce né per nessuno: gas a badilate, il 600 ruggisce, il Michelin AC10 fatica a rimanere dritto, mi esibisco in derapate bioniche e staccate con annessi scoppi di ritorno, fantastico sound, non incrocio nessuno e così ad ogni curva dipingo delle belle righe, come un pennello che striscia su di una tela bianca! Campo Mulo!


